Archive for the ‘Visti’ Category

Ex

Dalla regia di Fausto Brizzi nasce Ex, un film che dovrebbe essere definito una commedia.

“Dovrebbe” perchè i momenti di risata si fanno attendere e anche molto: non so se ricordate il trailer del film che fu distribuito all’epoca, ma se lo avete visto vi ritrovate ‘in saccoccia’ già il 90% delle battute della pellicola: è un lavoro poco divertente, che vi consigliamo di rivedere solo in mancanza di meglio (laddove per ‘meglio’ si intende anche tagliarsi le unghie).

Probabilmente troppo concentrati sulla scelta dei tanti attori che partecipano al film si sono dimenticati di perdere una mezza giornata per la sceneggiatura. Ultima critica: preferiamo ascoltare musica inedita in un lavoro, in genere, e non musiche già sentite e risentite.

Il film narra le vicende di diverse coppie, tutte colte da divorzi prossimi o già attraversati. Tra giovani innamorati, coppie mature, coppie giovanili e amori apparentemente impossibili, i protagonisti si renderanno conto, che forse l’amore eterno esiste.Bum.

Davvero incomprensibile il fatto che il film abbia vinto il Nastro d’Argento 2009 come “Miglior Commedia”.

Frase da ricordare: “A cenerentola…smettila va che vieni da un 6 – -

The Millionaire

The millionaire, da noi più conosciuto come “Chi vuol essere milionario” è uno degli ultimi film indiani arrivati fin qui da noi, che ha riscosso un gran successo di pubblico e critica, ed è piaciuto anche a me. Si nota subito che non si tratta di un film hollywoodiano: location molto diverse (con uno speciale punto di osservazione sul degrado dell’India, sempre sottolineato dalla sapiente regia di Danny Boyle), attori diversi, musiche diverse.

Cosa c’è di male nelle cose diverse? Niente: infatti tutto questo non deve scoraggiarvi, The millionaire merita di essere visto.

Il film racconta la storia di Jamal Mali (Dev Patel), un bambino che si ritrova a vivere tra le baraccopoli di Bombay, senza genitori, ma con Salim, suo fratello maggiore. Jamal è seduto di fronte al conduttore del noto show televisivo divenuto con gli anni un format mondiale, e gli basta solo rispondere ad una domanda per vincere 1 milione di euro (20 milioni di rupie).

Ripercorrendo tutte le domande a cui ha già risposto correttamente Jamal racconterà la storia della sua vita e la storia del suo unico e grande amore: Latika (una meravigliosa Freida Pinto).

Frase da ricordare: “D: Era scritto

A serious man

I Coen l’hanno fatto ancora. Ancora una volta hanno fatto partire la loro magnifica giostra dell’assurdo, lasciando come al solito gli spettatori, una volta finito il film, davanti a un bivio: inserire i due registi nella categoria dei “geni del cinema” oppure in quella dei “pazzi sfrontati”. Ovviamente noi non possiamo propendere che per la prima.

Con “A serious man” i Coen scelgono di affrontare di petto la comunità ebraica americana del ceto medio, quella a cui appartengono e nella quale sono cresciuti. E comunicano questa scelta agli spettatori immediatamente, con un prologo che in un primo momento lascia spiazzati, ma che in realtà annuncia il tema del film e dà una chiave di lettura. Veniamo quindi catapultati in uno shtetl (villaggio) polacco del XIX secolo, dove una coppia di ebrei  – che parlano l’antichissima lingua yiddish – è alle prese con un dybbuk, ossia uno spirito di un non-morto.

Dopo questa breve parentesi, a tratti inquietante, a tratti esilarante, i Coen stringono la camera sul 1967 e su Larry Gopnik (lo sconosciuto Michael Stuhlbarg), un mite professore di matematica precario di una cittadina del Midwest americano. In particolare si soffermano sulla sua famiglia e le sue disavventure. Tante, in verità. In ordine sparso: la richiesta di divorzio rituale della moglie (Sari Lennick), che gli preferisce il vecchio Sy Abelman (Fred Melamed), la preparazione del Bar mitzvah del figlio Danny (Aaron Wolff), impegnato più che altro a farsi canne e ad ascoltare i Jefferson Airplane, i frequentissimi lavaggi di capelli della figlia Sarah (Jessica McManus), che tra uno shampoo e l’altro continua a spillargli di nascosto soldi nella speranza di una rinoplastica, la cisti sebacea del fratello Arthur (Richard Kind), i ripetuti tentativi di corruzione da parte di uno studente coreano.

E così Larry si rifugia nella sua fede chiedendo consiglio a tre diversi rabbini, con la speranza di riuscire a trovare la chiave d’interpretazione della sua vita. Speranza vana, che lascia Larry (e gli spettatori) con un senso di vuoto e di pessimismo, mettendo tutti di fronte  all’impossibilità di decidere sulla verità assoluta delle cose.

Joel ed Ethan Coen, in forma smagliante in questo film, scelgono Larry come loro bambola voodoo, approfittando poi delle sue reazioni per spiegare (neanche tanto esplicitamente) quanto sia vano affannarsi cercando risposte ai dubbi e alle domande della vita. L’unica risposta la forniscono loro, affidandola proprio al prologo: “Accetta con semplicità tutto quello che ti succede”. Mistici. Geniali.

Sherlock Holmes

Mai crearsi delle aspettative! Eh si, forse ci aspettavamo qualcosa in più dal nuovo film di Guy Ritchie, non che Sherlock Holmes non sia un bel film, tutt’altro, ma avremmo gradito qualcosa in più.

Si sa Londra è una città tanto affascinante quanto pericolosa, e lo era di più a fine Ottocento. Incantevoli e avvenenti donne si contrappongono a omicidi, sparizioni, decapitazioni e società segrete. Il mitico Sherlock Holmes (Robert Downey Jr.) con il fido Watson (Jude Law), dopo aver risolto il caso di un serial killer e assistito alla sua morte, trova finalmente un intrigo alla sua portata e l’occasione per poter utilizzare i suoi nuovi oggetti “high tech”. Si sussegono così eventi e avvenimenti tanto strani e intricati quanto avvincenti, che portano l’investigatore ad aiutare Irene Adler (Rachel McAdams) nella ricerca di un uomo, in qualche modo legato al serial killer “morto”.

Un film senza dubbio molto avvincente, pieno di azione e suspance, immerso in ottime ambientazioni e superbi attori.

Frase da ricordare: “Non vi è nulla di più fuorviante dell’ovvio”

Dieci Inverni

C’è anche qualche autunno tra i “Dieci inverni”, storia d’amore diretta da Valerio Mieli, regista e sceneggiatore alla sua opera prima. Ecco l’unico difetto di questo racconto composto da dieci quadri, presentato lo scorso anno alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Controcampo italiano.

Ed è proprio Venezia a fare da sfondo, anche se la laguna qui presentata è spesso deserta, solitaria, a tratti abbandonata, insomma molto diversa da quella dell’immaginario collettivo comune. Tra un giro su un barchino giallo, una corsa in vaporetto e una parentesi a Mosca, ogni inverno ci mostra i due protagonisti, Camilla (Isabella Ragonese) e Silvestro (Michele Riondino), intenti a stuzzicarsi, evitarsi, amarsi, ingannarsi e vendicarsi reciprocamente.

Ed ogni volta la distanza tra loro cambia: amici, nemici, conoscenti, sconosciuti. Come filo rosso, la loro crescita: da giovani diplomati alla ricerca della facoltà giusta da scegliere (“volevo fare qualcosa di bello, non so,matematica… giapponese…matematica giapponese!”) diventano pian piano adulti, accettando – non sempre in maniera semplice e lineare – le sfide che il tempo gli pone innanzi.

A completare il quadro di questa splendida opera prima è Vinicio Capossela che con l’intensissima “parla piano”anticipa una delle scene cruciali del film.

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