Archive for the ‘2009’ Category

Ex

Dalla regia di Fausto Brizzi nasce Ex, un film che dovrebbe essere definito una commedia.

“Dovrebbe” perchè i momenti di risata si fanno attendere e anche molto: non so se ricordate il trailer del film che fu distribuito all’epoca, ma se lo avete visto vi ritrovate ‘in saccoccia’ già il 90% delle battute della pellicola: è un lavoro poco divertente, che vi consigliamo di rivedere solo in mancanza di meglio (laddove per ‘meglio’ si intende anche tagliarsi le unghie).

Probabilmente troppo concentrati sulla scelta dei tanti attori che partecipano al film si sono dimenticati di perdere una mezza giornata per la sceneggiatura. Ultima critica: preferiamo ascoltare musica inedita in un lavoro, in genere, e non musiche già sentite e risentite.

Il film narra le vicende di diverse coppie, tutte colte da divorzi prossimi o già attraversati. Tra giovani innamorati, coppie mature, coppie giovanili e amori apparentemente impossibili, i protagonisti si renderanno conto, che forse l’amore eterno esiste.Bum.

Davvero incomprensibile il fatto che il film abbia vinto il Nastro d’Argento 2009 come “Miglior Commedia”.

Frase da ricordare: “A cenerentola…smettila va che vieni da un 6 – -

A serious man

I Coen l’hanno fatto ancora. Ancora una volta hanno fatto partire la loro magnifica giostra dell’assurdo, lasciando come al solito gli spettatori, una volta finito il film, davanti a un bivio: inserire i due registi nella categoria dei “geni del cinema” oppure in quella dei “pazzi sfrontati”. Ovviamente noi non possiamo propendere che per la prima.

Con “A serious man” i Coen scelgono di affrontare di petto la comunità ebraica americana del ceto medio, quella a cui appartengono e nella quale sono cresciuti. E comunicano questa scelta agli spettatori immediatamente, con un prologo che in un primo momento lascia spiazzati, ma che in realtà annuncia il tema del film e dà una chiave di lettura. Veniamo quindi catapultati in uno shtetl (villaggio) polacco del XIX secolo, dove una coppia di ebrei  – che parlano l’antichissima lingua yiddish – è alle prese con un dybbuk, ossia uno spirito di un non-morto.

Dopo questa breve parentesi, a tratti inquietante, a tratti esilarante, i Coen stringono la camera sul 1967 e su Larry Gopnik (lo sconosciuto Michael Stuhlbarg), un mite professore di matematica precario di una cittadina del Midwest americano. In particolare si soffermano sulla sua famiglia e le sue disavventure. Tante, in verità. In ordine sparso: la richiesta di divorzio rituale della moglie (Sari Lennick), che gli preferisce il vecchio Sy Abelman (Fred Melamed), la preparazione del Bar mitzvah del figlio Danny (Aaron Wolff), impegnato più che altro a farsi canne e ad ascoltare i Jefferson Airplane, i frequentissimi lavaggi di capelli della figlia Sarah (Jessica McManus), che tra uno shampoo e l’altro continua a spillargli di nascosto soldi nella speranza di una rinoplastica, la cisti sebacea del fratello Arthur (Richard Kind), i ripetuti tentativi di corruzione da parte di uno studente coreano.

E così Larry si rifugia nella sua fede chiedendo consiglio a tre diversi rabbini, con la speranza di riuscire a trovare la chiave d’interpretazione della sua vita. Speranza vana, che lascia Larry (e gli spettatori) con un senso di vuoto e di pessimismo, mettendo tutti di fronte  all’impossibilità di decidere sulla verità assoluta delle cose.

Joel ed Ethan Coen, in forma smagliante in questo film, scelgono Larry come loro bambola voodoo, approfittando poi delle sue reazioni per spiegare (neanche tanto esplicitamente) quanto sia vano affannarsi cercando risposte ai dubbi e alle domande della vita. L’unica risposta la forniscono loro, affidandola proprio al prologo: “Accetta con semplicità tutto quello che ti succede”. Mistici. Geniali.

Dieci Inverni

C’è anche qualche autunno tra i “Dieci inverni”, storia d’amore diretta da Valerio Mieli, regista e sceneggiatore alla sua opera prima. Ecco l’unico difetto di questo racconto composto da dieci quadri, presentato lo scorso anno alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Controcampo italiano.

Ed è proprio Venezia a fare da sfondo, anche se la laguna qui presentata è spesso deserta, solitaria, a tratti abbandonata, insomma molto diversa da quella dell’immaginario collettivo comune. Tra un giro su un barchino giallo, una corsa in vaporetto e una parentesi a Mosca, ogni inverno ci mostra i due protagonisti, Camilla (Isabella Ragonese) e Silvestro (Michele Riondino), intenti a stuzzicarsi, evitarsi, amarsi, ingannarsi e vendicarsi reciprocamente.

Ed ogni volta la distanza tra loro cambia: amici, nemici, conoscenti, sconosciuti. Come filo rosso, la loro crescita: da giovani diplomati alla ricerca della facoltà giusta da scegliere (“volevo fare qualcosa di bello, non so,matematica… giapponese…matematica giapponese!”) diventano pian piano adulti, accettando – non sempre in maniera semplice e lineare – le sfide che il tempo gli pone innanzi.

A completare il quadro di questa splendida opera prima è Vinicio Capossela che con l’intensissima “parla piano”anticipa una delle scene cruciali del film.

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Cado dalle nubi

Checco Zalone sul grande schermo! Prima di lui, altri comici di casa Zeling e non solo, avevano fatto il passo di qualità, molti confermando le aspettative, altri deludendole, altri ancora superandole. Checco Zalone, per quanto mi riguarda è uno di quelli che le aspettative le ha superate. Detto tra noi, il comico è molto divertente nelle sue canzoni e nei piccoli sketch sul teatro Arcimboldi, ma racchiuso in quei pochi minuti… Eppure, “Cado dalle nubi” è un film molto gradevole, dall’inizio alla fine.

E’ la storia di Checco Zalone, aspirante cantante neomelodico pugliese, ispirato dalla sua fidanzata storica, Angela, che purtroppo non crede in lui, lo molla e lo “costringe” a scappare a Milano.

Qui va a vivere da suo cugino, scoperto gay con non poche sorprese, e conosce Marika (Giulia Michelini), una giovane studentessa dedita al volontariato.

Checco, nella grande Milano dovrà affrontare non solo la fatica del corteggiamento, ma anche la ricerca del successo, i pregiudizi e i luoghi comuni.

Un film incentrato su Checco Zalone non può che essere come il personaggio: semplice, genuino, divertente e intelligente.

Frase da ricordare: “Gli uomini sessuali non c’avranno gli assorbenti, ma però c’hanno le ali, per volare via con la fantasia da questa loro atroce malattia”

Io e Marilyn

Non possiamo negarlo, Pieraccioni ha del coraggio! Si sa che a Natale la guerra dei cinepanettoni è già vinta in partenza da De Sica e company, ma al comico fiorentino questo sembra non interessare e quest’anno è sbarcato sul grande schermo, in pieno periodo natalizio, con un film che di Natale ha ben poco.

Io e Marilyn è la storia di Gualtiero Marchesi, riparatore di piscine, separato dalla moglie (Barbara Tabita) e padre di una figlia in piena adolescenza.

Gualtiero, in una triste serata, in compagnia dei sui amici gay (Luca Laurenti e Massimo Ceccherini), si ritrova a fare una seduta spiritica e ad evocare lo spirito di Marilyn Monroe. Detto fatto! Inizia così l’avventura di Gualtiero, che ispirato dal mito holliwoodiano, cerca di riconquistare la moglie dalle grinfie del magnetico circense di Posillipo, Pasquale (Biagio Izzo).

Al di là degli esiti dei botteghini, per noi Io e Marilyn può aggiudicarsi la statuetta di miglior cinepanettone 2009. Un film comico, con alcune vene tragiche e un pizzico di glorioso passato che non guasta mai.

Il Pieraccioni coraggioso va premiato!

Frase da ricordare: “Siamo nelle mani di Dio! Speriamo non applauda”



Curiosità [da Wikipedia]

  • Il personaggio interpretato dal protagonista si chiama Gualtiero Marchesi, proprio come il famoso chef. Pieraccioni prima di “omaggiarlo” lo ha chiamato per chiedergli il benestare dicendogli che se non avesse concesso il permesso si sarebbe chiamato Gianfranco Vissani.
  • Il titolo richiama al successo cinematografico del 2008 “Io e Marley”.