Archive for the ‘In sala’ Category
Semplice, godibile, divertente. “Vi presento i nostri” non delude di certo le attese, cast straordinario e professionalmente eccelso, una trama che punta sul sicuro richiamando i precedenti successi di “Ti presento i miei” e “Mi presenti i tuoi?” , ma che allo stesso tempo trova il giusto equilibrio tra nuovi inserimenti e una formula collaudata e di successo.
LA TRAMA
Greg e Pam hanno finalmente messo su famiglia e stanno preparando una festa di compleanno per i loro gemelli, caratterialmente molto diversi. Al ricevimento sono invitati tutti e quattro gli stravaganti nonni, compreso Jack, il padre di Pam, con il quale Greg ha sempre avuto dei dissapori. Jack ha subito un attacco di cuore, che ha tenuto nascosto a tutti, tranne che a Greg, a cui a chiesto di prendere le redini della famiglia in caso di sua dipartita. All’arrivo dei suoceri in città Greg si comporta come se volesse essere lui a comandare tutto, e gli scontri con il suocero sono assicurati. In particolare Jack trova suo genero incapace del compito che gli ha affidato. Jack teme inoltre che Greg non provi più desiderio per sua figlia, avvallato dal ritrovamento di scatole d Viagra e di una sospetta relazione con la bella Andy Garcia. In realtà Andy ha proposto a Greg, di cui è vanamente innamorata, di sponsorizzare il suo prodotto. Il rapporto tra Pam e Greg è in bilico a causa di questa presunta relazione e a causa di Jack, che vuole convincere la figlia a lasciare il marito per Kevin, il suo ex, che continua ad insidiarla. Alla festa di compleanno Greg e Jack vengono alle mani, ma Jack si sente male, e sarà proprio Greg a salvarlo e a scoprire la stima e la fiducia sincera che suo suocero ha sempre avuto in lui.
Un film divertente e in certi casi esilarante, un intreccio che fila in modo chiaro ed efficace e che risplende della luce di un cast da sogno, dove ogni attore è protagonista per la sua bravura e la connotazione che offre al suo personaggio, facendo si che l’intero film ne giovi. Colorato e intelligente il film soddisfa lo spettatore e la sua continuità nel tempo non è di quelle che stancano, anzi è di quelle che affezionano lo spettatore che si ritrova in più di una situazione familiare (seppure nel film risultino chiaramente estremizzate). Merito del cast tecnico, degli sceneggiatori e degli ottimi De Niro, Hofmann, Stiller e Straisand. Lodevole anche l’interpretazione di Jessica Alba, nuovo acquisto del team.
L’Italia torna a vincere premi in campo internazionale: Elio Germano ha trionfato (ex aequo con Javier Bardem) al Festival di Cannes come miglior attore, e lasciateci dire che ha meritato la vittoria.
“La nostra vita” è una magnifica prova di neorealismo italiano, un film che (pur con qualche limite nella struttura narrativa, dettato da un eccesso di zelo del regista Daniele Luchetti nel voler sottolineare la tematica multirazziale) mostra quanto sia emozionante ed efficace il racconto della realtà di tutti i giorni.
La politica di Cinecircus mi vieta di rivelare parti della trama (i films vanno visti in sala, noi raccontiamo solo quelli ‘vecchi’), ma posso provare ugualmente a descrivervi le mie sensazioni.
Ci sono vicende di vita che ci fanno pensare di essere finiti al centro esatto di una tempesta: ognuno reagisce come può, spesso si cerca di dissociarsi dal dolore e questo non fa che portarci sempre più lontani dagli altri, concentrati sull’obiettivo di aggiustare un giocattolo irrimediabilmente rotto.
E’ ciò che accade al protagonista del film, che a sue spese dovrà confrontarsi con una realtà nella quale i ruoli sono pareggiati, e via via si comprende che la tempesta è lì nel cielo tutti i giorni, non fa distinzione di razza e di stato sociale, e che non si hanno alternative valide per farla smettere, nè ali abbastanza grandi da volare sopra le nuvole, ma ci si può abbracciare e stringere, tenendosi per una mano, mentre con l’altra ci si ripara dalla pioggia.
La famiglia, l’amore, il denaro, la critica sociale sono temi che si fondono insieme in una pellicola che riesce ad essere insieme italiana ed universale. Bravissimo Luchetti, bellissima fotografia e prova magistrale di un attore che fa parte ormai della nuova generazione dei grandi interpreti italiani.
Consigliatissimo.
In questo ventoso week-end di stress universitario quel che mi ci voleva era un bel filmetto distensivo, leggero e poco impegnativo. Dopo un acceso dibattito di fronte alle locandine del multiplex, tra le frecce di Robin Hood e i principi di Persia, per il bene di comitiva, vince la sfida il bel faccino di Jennifer Lopez e “Piacere, sono un po’ incinta”. Film tutto sommato carino, divertente e fresco.
Ben recitato da una coppia in cui, stranamente, mi sono simpatici entrambi.
Le tematiche del film sono molto più delicate di quello che sembra. E’ un film che, nella sua estrema leggerezza, fa riflettere molto su un argomento come inseminazione artificiale, ragazze madri e dubbi di coppia.
LA TRAMA
Il film parte con Zoe, una giovane ragazza single, che si trova a riflettere su un lettino d’ospedale dove sta per effettuare l’inseminazione artificiale. Appena uscita dalla clinica incontra Stan, un ragazzo semplice e simpatico che gestisce una bancarella di formaggi. I due cominciano a frequentarsi e presto scocca la scintilla malandrina. Zoe scopre che l’inseminazione ha avuto buon esito, ma lo comunica a Stan solo dopo aver copulato nel ripostiglio delle caciotte ( scena che si candida a pieno titolo ad entrare negli annali di Hollywood). Nonostante i numerosi dubbi, che si moltiplicano con la notizia dell’arrivo di due gemelli, la storia tra i due va avanti, anche grazie all’aiuto di amici, parenti, cagnolini e improponibili componenti del gruppo terapeutico delle “madri nubili e fiere”…mai più senza.
Il lieto fine si respira a chilometri di distanza, ma è un lieto fine per cui si fa il tifo, proprio per la semplicità e la positività dei personaggi.
Bravissima e bellissima la Lopez, anche se un po’ stagionata come un pecorino del film. Per lei personaggio azzeccatissimo, recitato con classe, spigliatezza e la giusta ironia.
Bella la scelta di raccontare una tematica di così importante rilievo facendo appello a toni leggeri e personaggi comuni: lei impiegata in un negozio di animali, lui principe azzurro con un asino al posto del cavallo bianco. Semplici, umili e di spontanea simpatia. Il modo giusto per rendere il pubblico partecipe ed immedesimabile nel plot.
Un film molto carino, senza troppe pretese ma con tanto appagamento.
Valutazione più che positiva ed una nota di merito al personaggio più dolce e simpatico del film: il piccolo cagnolino senza zampette i cui occhioni valgono il sorriso di un’intera serata.
Assurdo, ma non per questo sgradevole o fastidioso… divertente proprio perché assurdo.
“Notte folle a Manhattan” è un film surreale, quasi inverosimile, però carino, simpatico e divertente. Bravi gli attori a mettere in scena le incertezze e le monotonie coniugali della coppia media e a vestire d’ironia anche scene piene d’azione.
Per fortuna, per ritrovare la passione di un tempo, non c’è bisogno di rischiare di passare all’altro mondo in una nottata di sparatorie e demenzialità.
LA TRAMA
Claire e Phil Foster sono una coppia come tante: sveglia presto, bambini iper-attivi e rompiscatole al punto giusto, vita ripetitiva e babysitter usuraia.
I Foster vogliono trascorrere una serata diversa e frizzante (speriamo di passarla anche noi al cinema) e per questo si tirano a lucido e partono alla volta di New York per cenare in uno dei locali più alla moda della Grande Mela.
Poiché per recuperare un tavolo il tempo d’attesa è pari al mesozoico, i due decidono di appropriarsi della prenotazione di un’altra coppia ed iniziano a mangiare come se tornassero in quel momento dall’attraversamento a piedi del Sahara.
Una volta pieni e vergognosamente alticci, Phil e Claire vengono avvicinati da due loschi uomini che, minacciandoli con delle armi, gli ordinano di restituire loro una certa chiavetta USB.
E’ chiaro che c’è un equivoco e che sono stati scambiati per la coppia assenteista del ristorante.
Qualunque persona normale avrebbe provato a spiegare il malinteso ma, dopo gli effimeri tentativi, il marito fa credere di essere l’uomo che stanno cercando, salvo scappare con la moglie rincorso dalle pallottole.
I due fuggiaschi chiedono aiuto ad un cliente di Claire, che passerà tutto il film a sbatterci in faccia i suoi unti pettorali. Da qui in poi i Foster dovranno vedersela con strani individui, proiettili, tassisti svitati e locali notturni, il tutto mentre si adoperano alla distruzione totale di New York, riuscendoci in modo più efficace di quanto accade nei migliori film catastrofici.
Alla fine i Foster troveranno la chiavetta e smaschereranno gli scheletri nell’armadio di un importante procuratore pervertito, per il quale si esibiscono in un numero sexy a dir poco riluttante.
Tutto si risolve, i due ritrovano la passione di un tempo e capiscono che non c’è nulla di meglio della semplicità della vita di sempre e dell’amore che provano l’uno per l’altra….e della trattoria dietro casa dalla quale non si staccheranno mai più.
Un film carino, divertente, poco impegnativo e ben recitato. Un po’troppo scontato in alcuni tratti, ma ciò non guasta con la leggerezza che, tutto sommato, si prefigge.
Non è un film da esaltare, ma non è certamente un film da disprezzare per una serata diversa…preferibilmente non come quella dei poveri Foster.
Film impegnativo. Lungo, ma per nulla annoiante. Un’ambientazione storica, precisa, meticolosa, accorta a ricreare tutto con ammirevole fedeltà: dagli ambienti agli oggetti, dai costumi al linguaggio.
Un film in cui si mescolano tematiche estremamente importanti quali la fede, la tolleranza e il femminismo, che offrono costruttivi spunti di riflessione soprattutto se travasati nella società attuale, e non solo inquadrati nell’ottica dell’intreccio. Una storia antica, ma resa piacevolmente attuale e moderna.
LA TRAMA
Ci troviamo nel 591 d.C. Alessandria d’Egitto è una città fiorente, prestigioso centro di sapere e conoscenza. Una città famosa per la sua ricca biblioteca e per le lezioni di Ipazia, astronoma e filosofa alessandrina, predicatrice di fratellanza e tolleranza.
Nella piazza della città si incontrano e si scontrano i diversi punti di vista di due religioni: il paganesimo greco e il cristianesimo ancora alle sue fasi rudimentali. In un clima di forti contraddizioni, in cui l’affermazione personale fa a cazzotti con la misericordia per il prossimo, i cristiani riescono ad affermarsi in città.
Diversi anni dopo gli stessi cristiani si trovano a fare i conti con gli ebrei. In questo nuovo frangente ritroviamo i medesimi personaggi dello scontro con i pagani, ognuno in un ruolo diverso, ma tutti comunemente forgiati dagli insegnamenti di Ipazia. La splendida astronoma, nel frattempo, dedica la sua vita allo studio dei movimenti terrestri, che la portano a confutare la visione tolemaica geocentrica. Prendendo a pretesto i suoi studi antidogmatici, il vescovo cristiano Cirillo tenterà di eliminare Ipazia, personaggio d’ostacolo alla supremazia cristiana.
Il tragico epilogo vede la sconfitta dei buoni e la gloria dei prepotenti.
La storia ed il progresso daranno ragione ad Ipazia, ma la brillante e coraggiosa filosofa è tuttora ricordata in modo del tutto riduttivo.
Il film è di grande insegnamento. E’ un monito per imparare ad essere tolleranti e ad essere pronti a mettere in discussione ciò in cui crediamo e in cui ci fanno credere.
Alla grande profondità della narrazione si accompagna un meritevole lavoro di sceneggiatori e scenografi, a cui vanno le lodi per l’affascinante riproduzione degli ambienti e degli usi alessandrini: la biblioteca, le pergamene, i dadi, gli strumenti musicali, il ricorso al metateatro con gli uomini ad interpretare parti femminili, lo sciacallaggio di guerra, le donne pagate per piangere ai funerali. Superba la scena in cui i due discepoli di Ipazia “abbandonano” la loro maestra, mentre sullo sfondo, per contrarto, c’è la statua della lupa che allatta Romolo e Remo. Tutti questi accorgimenti ci fanno capire quanto il lavoro sia stato accorto, come ogni singola scena sia stata studiata nei minimi dettagli per confezionare un prodotto di qualità, come di fatti è Agora.
Un’ultimo plauso va alla magnifica interpretazione e alla straordinaria bellezza di Rachel Weisz.