Tough Enough

Tough Enough
Regia: Detlev Buck
Sceneggiatore: Zoran Drvenkar
Cast: David Kross, Jenny Elvers, Erhan Emre, Oktay Özdemir, Kida Ramadan
Fotografia: Kolja Brandt
Musiche: Bert Wrede
Paese: Germania, 2006
Genere: drammatico
Durata: 98 minuti



Questa settimana pubblichiamo con un giorno di ritardo, non perché mi sia dimenticato di voi, ma per motivi molteplici che non sto qui ad elencare. Diciamo che abbiamo anche aderito allo sciopero dei telespettatori, di cui ieri vi ha già parlato il Cinefilo Incolto; diciamo pure che volevo compensare il giorno d’anticipo di qualche settimana fa, recuperando con 24 ore di vacanze… ma NON diciamo che io sia in qualche modo triste per la mesta dipartita dell’Italia mondiale, perché me l’aspettavo fin dall’inizio e la ritengo pure il modo migliore per ripartire da zero, mettendo da parte arroganza e fissazioni. Finita l’ampia premessa passiamo al Perfect/Stranger della settimana, da me scoperto poco più di un mese fa, in una solita notte insonne sintonizzata stavolta su La7.

Tough Enough è un film tedesco molto recente, realizzato nel 2006 da tale Detlev Buck, regista semisconosciuto ma che dimostra un discreto talento. La trama è semplice e già vista probabilmente in diverse occasioni: un quindicenne si trasferisce con la madre nella malfamata periferia di Berlino, viene preso di mira dai bulli della scuola e riesce a difendersi entrando in contatto con la mafia turca, per la quale inizia la carriera di pusher. Ma in questo caso non è la storia a colpire bensì il modo di raccontarla, violento, secco, crudo, delineato benissimo da una splendida fotografia dai colori sbiaditi e smorti, da sembrare quasi un bianco e nero. La narrazione è realizzata in flash back, con i racconti del protagonista da una stazione di polizia, e questo dà ancor di più un senso di frammentarietà, una storia spezzetata da ricostruire come in un mosaico. La regia è cupa, rapida, allucinata e allucinogena, spesso segnata da rapidissimi movimenti di macchina capaci di provocare ancor più sgomento nello spettatore. Il film è duro e cattivo, come l’ambiente che vuole rappresentare, un ambiente multietnico in continua lotta per la supremazia. Uno stile moderno e neorealistico allo stesso tempo, che rende la storia “universale”, anche perché rappresentabile nei sobborghi di una qualunque metropoli europea. Bravissimi anche gli attori, su tutti il giovane protagonista David Kross, visto recentemente accanto a Kate Winslet nel film The Reader di Stephen Daldry. Non un capolavoro, ma un’opera che lascia il segno per l’inquietante realtà che riesce ad esprimere in maniera assolutamente onesta.

La mia visione, come ho detto prima, risale a poco più di un mese fa, quando fu presentato in originale con sottotitoli nella notte di La7, all’interno de La 25ª ora. In questi giorni ho scoperto che ne esiste una recente edizione in DVD, sempre sottotilata ma con banalotto titolo italiano Giovane e violento, la cui reperibilità non è comunque semplice. Per una nuova presenza sui palinsesti credo che dovremo aspettare a lungo, a parte qualche fugace apparizione sui canali satellitari.

Per questa settimana è tutto, al prossimo P/S.

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Hypnolook, per gli amici Jack, divoratore assiduo di ogni forma d’arte audiovisiva. Teatrante nel tempo libero, si nutre quotidianamente di cinema in tutte le salse. Folgorato dai maestri Kubrick, Hitchcock e Allen, cataloga con minuzia, cita e appena può commenta, le centinaia di visioni annuali su uno spazietto web battezzato “vertovianamente” Kinoglaz.