Archive for giugno 11th, 2010

Venerdì 11 giugno

Questa sera alle 21.10 La 7 propone “Blade Runner – Final cut” di Ridley Scott.
Di questo film ho visto più volte la versione chiamata International Cut, quella distribuita nelle sale nel 1982 con la voce off e il finale “gentile. Non ne ho viste altre anche se ho sentito che la Director’s Cup e questa Final sono migliori.
Francamente tutto ‘sto balletto di versioni e finali differenti  mi infastidisce, l’idea del film modulare e mutante un po’ mi intristisce. Rimango affezionato alla mia versione da sala e a queste dico no.
In ogni caso, a prescindere, “Blade Runner” è molto più di un classico e se davvero ancora non l’avete mai visto…

Rete 4, notte fonda, alle 2.15 propone un film di Antonio Pietrangeli: “Auda e le compagne” che offre uno spaccato dell’Italia degli anni ’50 raccontando il percorso verso una redenzione mancata di un gruppo di “professioniste della strada”. Nel cast la Milo e Simone Signoret. A proposito di Pietrangeli vi ricordo che  Hypnolook ha iniziato la sua rubrica proprio con un interessante articolo su un altro film del regista romano: “Il sole negli occhi“.

Vi lascio con altri tre rapidi  consigli.

Rete 4, alle 16.20, “Da qui all’eternità“, solenne melodramma bellico che gode di ottima fama, forse eccessiva.

Ancora Rete 4, 23,20, “Larry Flint. Oltre lo scandalo” di Milos Forman che si sofferma sulla vita di un pornografo miliardario vincendo l’Orso d’oro  Berlino nel 2007.

Rai 3, alle 1.55, preparate i fazzoletti per “E’ nata una stella” quello  di Cukor con Garland.

A domani.

The Clock

Questa settimana “usciamo in edicola” con un giorno d’anticipo rispetto alla precedente. Il perché è presto detto: il film di cui parleremo andrà clamorosamente in onda proprio questa notte, su Rai 3, all’interno di Fuori Orario (l’ora cercatela da soli…). Non voglio rubare il mestiere al Cinefilo incolto, ma è giusto darvi quest’anticipazione in modo tale da preparare i vostri ipertecnologici strumenti per poterlo “acchiappare e conservare”. Proprio la visione anticipata dei palinsesti mi ha fatto optare per la scelta di questo film, portandomi a tralasciare un altro articolo già in bozza. Ma non preoccupatevi, ci sarà modo di recuperarlo in futuro.

The Clock, dunque, tradotto con un più specifico ma in parte fuorviante L’ora di New York, è un film del 1945 diretto da Vincente Minnelli. La storia potrebbe sembrare quasi banale, poiché già vista e scontata: un ragazzo e una ragazza si incontrano per caso, si conoscono e si innamorano girovagando per le strade di New York. Quello che però colpisce e proprio la “voluta” semplicità della storia, una naïveté che dà alle scene un forte senso di spontaneità, freschezza e dinamismo. Tutto fila liscio, dall’inizio alla fine, ma la visione resta piacevolissima, senza alcuna traccia di banalità o di certe scene melense che si trovano di solito nelle pellicole romantiche. Minnelli, qui alla prima prova non musicale, dirige con delicatezza e sensibilità, seguendo i due giovani protagonisti, tra divertimento e peripezie, per le vie della Grande Mela. Non mancano certo i momenti di riflessione, né un pizzico di amarezza verso la fine. E’ difficile non andare nei dettagli, ma vista la brevità del film rischierei di rovinarvi ogni sorpresa.

Tornando un momento alla questione del titolo, ho letto da qualche parte che la versione italiana è opera dello stesso Ghezzi. E’ apprezzabile il fatto che l’ampliamento del nome includa la città di New York, che svolge un ruolo davvero importante all’interno della pellicola, ma il mio modestissimo parere mi porta a preferire il più semplice e letterale “L’orologio“, perché è il vero fulcro della storia (lo vedrete), punto di incontro, punto di ritrovo, una sorta di fato incombente che scandisce con le sue lancette gli eventi e il destino dei protagonisti. Una serie continua di “attimi”, che si fissano nel tempo come momenti unici da cogliere al volo, prima che un altro rintocco li porti via. Un’esortazione, dunque, al Carpe Diem, unico metodo per contrapporsi alla fugacità della vita. Ed è importante anche considerare l’anno di uscita del film: è il 1945, anno della conclusione del secondo conflitto mondiale. Quindi abbiamo anche l’invito ad un nuovo inizio,  mettendo il passato e tutte le sue recenti amarezze alle spalle. L’amore e la sua spensieratezza come metafora di vita.

Gli attori sono perfetti e affiatati e contribuiscono alla buona riuscita delle intenzioni di Minnelli. Una giovanissima Judy Garland, a pochi mesi dal matrimonio con lo stesso regista, rende il personaggio vivace e credibile, pur non dovendo cantare come nelle sue precedenti interpretazioni. Robert Walker, goffo e scanzonato, veste a pennello i panni dell’imberbe soldato in licenza. Ma ci sono delle curiosità che stemperano un po’ gli entusiasmi: il clima di riprese, a dispetto della riuscita della pellicola, non fu certo sereno come appare. Innanzi tutto la scelta del regista: inizialmente era stato designato Fred Zinnemann, ma dopo quasi un mese dall’inizio delle riprese è stato licenziato per incomprensioni con la Garland. Minnelli fu chiamato solo in seguito, su indicazione della stessa Garland, perché si erano conosciuti l’anno prima sul set di Meet me in St. Louis ed erano già coinvolti sentimentalmente. In più c’è da dire che entrambi i protagonisti erano afflitti da problemi personali durante il periodo delle riprese: la Garland iniziò una dipendenza da farmaci per mantenere la linea, mentre Walker era spesso sbronzo a causa di un tradimento da parte della moglie. Problemi che si portarono dietro anche nel prosieguo della carriera.
E’ davvero incredibile come la magia del cinema riesca a mascherare quel che succede fuori dal set; qui ne abbiamo di certo un esempio lampante.

In Italia il film è ovviamente introvabile (e te pareva…), anche perché rimasto inedito per molti anni, cosa che lo rende “vittima” di un doppiaggio recente (insopportabile sui film datati…). Non esistono DVD o VHS, ma bisogna rendere grazie al buon Ghezzi, che con quella di stanotte raggiungerà la terza messa in onda in un anno. Un bel record vista l’irreperibilità. Pertanto non vi resta che guardarlo, registrarlo, conservarlo, ricordarlo, e magari dopo ritornare qui, ad appoggiare o smentire quanto ho scritto quest’oggi.

Alla prossima.