Archive for giugno 5th, 2010

Il sole negli occhi

Quando qualche giorno fa ho concepito la “malsana” idea di tuffarmi in quest’avventura circense, tra i vari titoli che mi balenavano in mente c’era senza dubbio il film di cui parleremo oggi, il nostro Perfect/Stranger di debutto (P/S 1). Perché? E’ stato uno dei primi film visti da quando seguo costantemente Fuori Orario, e tra quelli trasmessi da un anno a questa parte resta una delle migliori visioni in assoluto. Un’opera italianissima, anziché le altre papabili di registi semignoti e delle nazionalità più strampalate (alle quali, prossimamente, non sfuggirete…). Pertanto mi è sembrato il miglior modo di dare il LA a questa insolita quanto ambiziosa rubrica, che cercherà col passare del tempo di farvi appurare se il vostro livello di cinefilia è nella norma o se invece rasenta la follia (come nel curioso caso di chi vi scrive…)

Il sole negli occhi è lo splendido titolo dell’opera prima di un grande, grandissimo regista italiano, che operò negli anni 50-60, rimanendo suo malgrado nell’ombra degli altri maggiori e più blasonati registi contemporanei. Un autore moderno, sensibile come pochi, che purtroppo viene scarsamente ricordato ai giorni nostri. Stiamo parlando di Antonio Pietrangeli, critico cinematografico e sceneggiatore di mostri sacri come Visconti e Rossellini, che segna il suo passaggio alla regia nel 1953 con il film in questione.

Questa pellicola d’esordio, come una dichiarazione programmatica, rappresenta già in nuce quella che sarà la sua filmografia futura, quasi interamente dedicata all’analisi psicologica e sociale di ritratti femminili, raccontati nelle loro debolezze, fragilità, nei difficili rapporti con il mondo maschile e la società del tempo. Celestina, la protagonista della storia, è una ragazza di campagna che, rimasta orfana, va a vivere a Roma per lavorare come domestica. Una ragazza semplice, umile, ignorante, che cercherà di sopravvivere alle insidie, alle frenesie e alle ostilità della vita in una grande città. Questo percorso di cambiamento, dovuto alle necessità primarie e all’adeguamento alla nuova situazione, la porterà a girovagare di famiglia in famiglia, tra classi sociali e stili di vita sempre diversi, alla ricerca del suo posto nel mondo. Conoscerà diverse persone nel suo cammino, tutte affidabili in apparenza ma alla fine pronte a voltarle le spalle al primo passo falso. E solo dopo varie vicissitudini, discordie e umiliazioni, si renderà finalmente conto del suo ruolo marginale nella società, capirà quanto sia controproducente la totale fiducia verso il prossimo e guarderà al futuro in maniera diversa, aspettando, con amara speranza, la nuova vita che già cresce dentro di lei.

Un film giocato sui contrasti, soprattutto sociali, come uomo/donna, campagna/città, datore di lavoro/dipendente: tutta una serie di realtà nuove che la protagonista incontrerà nel suo percorso, ma che la porteranno, irrimediabilmente, a uno scontro impari e a un’inevitabile sconfitta. Celestina è una vinta, “verghianamente” parlando, ma solo alla fine della storia comprenderà questa sua condizione. Un finale a dire il vero aperto, che lascia una porta  con proiezione sull’enigmatico futuro. Un futuro, comunque vada, da accettare.

Un incipit di carriera di alto valore dunque, per un autore per me sconosciuto fino a poco tempo fa (lo ammetto con vergogna), ma che mi ha folgorato fin dalla prima visione. Una regia innovativa, fresca, condita da un’ambientazione cittadina perfetta e da interpreti azzeccati (Irene Galter, qui ai primi anni della sua breve carriera, incarna perfettamente il personaggio sommesso di Celestina), ne  fanno un film di grande caratura. Non sarà un capolavoro, ma i critici più severi non storceranno di certo il naso se lo reputo uno dei migliori ritratti femminili del cinema neoralistico, al quale rimane legato pur discostandosene allo stesso tempo. Un’opera malamente dimenticata ai giorni nostri e conosciuta da pochi, pochissimi eletti che hanno avuto la fugace fortuna di vederla. I passaggi in TV sono quasi nulli, se si esclude quello in cui l’ho visto io, in una insonne notte d’aprile dello scorso anno (su Rai3), e un altro quest’anno (stesso mese ma canale diverso) su RaiMovie, che io ho perso non avendo il digitale terrestre… Poi il vuoto. Non esiste un DVD, nonostante la versione trasmessa sia restaurata e ci si aspetterebbe un’uscita prima o poi. Non esiste neanche una vecchia VHS da comprare a cifre astronomiche su ebay. Non un frammento su YouTube, né molte notizie nei siti online. Quasi introvabile è pure la locandina: non si sa se ce ne sia mai stata una verticale, quella che vedete è un collage da me realizzato unendo le uniche due (orizzontali) disponibili. Non c’è quasi traccia della sua esistenza. L’unica speranza di vederlo rimane un fantomatico amico che l’abbia registrato e conservato… ma io quest’amico non ce l’ho. E voi?

Non ci resta che aspettare. Nostro dovere sarà monitorare continuamente le guide TV online o magari un Low Cost fortunato del Cinefilo Incolto. E chissà, può darsi che col tempo uscirà pure il tanto agognato DVD. Stessa cosa varrà ovviamente per i futuri Perfect/Strangers che vi presenteremo da ora in avanti. L’avventura è iniziata, gli “scavi archeologici” pure. Sigla di “Indiana Jones” e… VIA!

Sabato 5 giugno

Ci sono film che escono al  momento sbagliato.
Prendete, ad esempi0, “La fuga di Logan” che uscì nel 1976, praticamente a ridosso di “Guerre stellari” .  Se fosse uscito un po’ prima, o magari un po’ dopo,  gli avrebbero riconosciuto i tanti meriti che oggi, dopo 30 anni e un remake  eternamente in fieri, gli sono tributati. Non dico che avrebbe surclassato Luke e la forza … però.
Gli onori postumi sono fastidiosi.

Nel 1999 uscì “Matrix” che  riscrisse il genere fantascientifico  e che mischiò informatica,  futuro distopico, filosofia, effetti speciali  e azione.
Fu un successo in formato trilogia.

Ma, sempre  nel 1999,  uscì anche “Il tredicesimo piano”  che ha con  ”Matrix” qualche punto  in comune ma che è anche un film di una autorevolezza silenziosa e  preziosa. Senza bullet time, e senza battute ad effetto, questo film conquista innanzitutto per l’intelligenza e per il gusto di creare, e raccontare, una storia di fantascienza, dal vago sapore di thriller, ambientata, forse,  negli anni ’30.

E’ su  Rai 4 alle 15,30. NON PERDETELO!

Per gli amanti del classicone italico, Rai 3, 21.05,  ”Pane amore e fantasia“…. l’avrò visto dozzine di volte,  De Sica giggione comico fa impazzire…

Ancora Rai 3, alle 5.05 , “Prova d’orchestra” di Fellini. Metafora politica, tra l’altro molto secca e meno  visionaria/felliniana di quanto ci si aspetti, girata dal regista riminese nel lontano 1979.
A domani.