Archive for giugno, 2010

Carlo Verdone e i papà divorziati

Carlo Verdone, attore, regista e comico amatissimo per i suoi numerosi film per i suoi altrettanti personaggi divenuti cult, sta lavorando alla scrittura di un nuovo film, insieme a Pasquale Plastino e a Maruska Albertazzi.

Dopo l’ultima avventura cinematografica, “Io, loro e Lara”, Verdone si cimenta con un altro film intriso da una seria componente della realtà sociale. Il film, infatti, racconta di tre mariti divorziati che, a causa delle difficili condizioni economiche in cui sono costretti dalla loro situazione, si ritrovano a dover convivere sotto lo stesso tetto, con tutte le complicazioni che il caso comporta.

Il film avrà sicuramente la sua vena divertente, ma si spera possa spostare la dovuta attenzione su un problema che è effettivamente diffuso nel nostro paese, ossia l’importanza dei papà che, al momento del divorzio o della separazione, molto spesso sono costretti a sacrifici economici ma anche e soprattutto a sacrificare il rapporto con i propri figli, in modo non volontario, come erroneamente spesso si pensa.

Siamo certi, e ci auguriamo, che Verdone, dall’alto della sua esperienza e del suo talento, non abbia sottovalutato questo importante aspetto che, oltre alla garantita comicità, sarebbe un’ulteriore arma vincente per il film, il cui cast, soprattutto per quanto riguarda gli altri due padri, è ancora oggetto di ricerca per il grande regista romano.

Martedì 29 giugno

Appuntamento Low Cost di oggi molto striminzito.

Il piatto principale potrebbe essere “In linea con l’assassino“, alle 21.10 su Italia 1. E’ vero che è  un passaggio televisivo  molto frequente  e che  è un film che,  circa sette anni fa,  ebbe una accoglienza molto tiepida.  Ma  a me piacque, lo trovai un thriller ben congegnato diretto con molto mestiere da Joel Schumacher.

Nel cast  Collin Farrel, Fortest Whitaker e un attore famoso per essere stato anche un agente speciale molto tosto e sempre in servizio… 24 ore su 24. Ripeto: 24 ore su 24.
In questo film si vede appena ma… si sente.

La seconda, ed ultima, proposta per oggi è “Mortacci” di Sergio Citti su Rete 4, alle 1.40. , è un film ad episodi ambientato in un cimitero.  Non conosco il film e, tanto meno, il cinema di Sergio Citti. Questa di stasera mi pare una ottima occasione per recuperare . Ho letto che l’idea originale del  soggetto era  di Pasolini e che questo film è considerato un  caposaldo della commedia grottesca italiana.

A domani.

Lunedì 28 giugno

Salve e ben tornati.
Oggi vi propongo ben tre  film low – cost.

Il piatto principale è alle 3.10 su Rai 1: “Quel pomeriggio di un giorno da cani“, famoso film degli anni ’70 diretto da Lumet con Pacino nei panni di uomo che, insieme ad uno straordinario John Cazale, tiene in ostaggio i clienti e i dipendenti di una banca che aveva tentato di rapinare.
E’ un classico del cinema, nervoso e decisamente contestatario, degli anni ’70. Pacino è un veterano del Vietnam e l’individuazione dei veri buoni, dell’eroe giusto,  è molto nebulosa. Finale spiazzante.

La seconda soluzione è una commedia inglese degli anni ’70.  Su Rai 3 alle 9: “Marito in prova“. Ricordo di aver  visto questo film  a cinema all’epoca  e che, sempre all’epoca,  Glenda Jackson mi conquistò.  Con lei uno scintillante George Seagal.  E’ la stessa coppia che anni prima vinse un Oscar per un “Un tocco di classe”.  Questo film è, come desumibile dal titolo italiano,  è tutto giocato su il lasciarsi e prendersi di una coppia di non più giovani “innamorati”.  Si ride di garbo e  il titolo  originale, in inglese,  era “Lost and found”… appunto.

Terza soluzione è  la  feroce commedia di Dino Risi: “Il vedovo” su la 7 alle 14.05. Un film con Albertone Sordi che  per errore  crede di essere diventato vedovo, ma la ricca  moglie , la intramontabile Franca Valeri, riappare…

Corollario della storia la rappresentazione della Italietta della fine degli anni ’50 di cui Risi non aveva una idea molto nobile.

A domani.

Tough Enough

Questa settimana pubblichiamo con un giorno di ritardo, non perché mi sia dimenticato di voi, ma per motivi molteplici che non sto qui ad elencare. Diciamo che abbiamo anche aderito allo sciopero dei telespettatori, di cui ieri vi ha già parlato il Cinefilo Incolto; diciamo pure che volevo compensare il giorno d’anticipo di qualche settimana fa, recuperando con 24 ore di vacanze… ma NON diciamo che io sia in qualche modo triste per la mesta dipartita dell’Italia mondiale, perché me l’aspettavo fin dall’inizio e la ritengo pure il modo migliore per ripartire da zero, mettendo da parte arroganza e fissazioni. Finita l’ampia premessa passiamo al Perfect/Stranger della settimana, da me scoperto poco più di un mese fa, in una solita notte insonne sintonizzata stavolta su La7.

Tough Enough è un film tedesco molto recente, realizzato nel 2006 da tale Detlev Buck, regista semisconosciuto ma che dimostra un discreto talento. La trama è semplice e già vista probabilmente in diverse occasioni: un quindicenne si trasferisce con la madre nella malfamata periferia di Berlino, viene preso di mira dai bulli della scuola e riesce a difendersi entrando in contatto con la mafia turca, per la quale inizia la carriera di pusher. Ma in questo caso non è la storia a colpire bensì il modo di raccontarla, violento, secco, crudo, delineato benissimo da una splendida fotografia dai colori sbiaditi e smorti, da sembrare quasi un bianco e nero. La narrazione è realizzata in flash back, con i racconti del protagonista da una stazione di polizia, e questo dà ancor di più un senso di frammentarietà, una storia spezzetata da ricostruire come in un mosaico. La regia è cupa, rapida, allucinata e allucinogena, spesso segnata da rapidissimi movimenti di macchina capaci di provocare ancor più sgomento nello spettatore. Il film è duro e cattivo, come l’ambiente che vuole rappresentare, un ambiente multietnico in continua lotta per la supremazia. Uno stile moderno e neorealistico allo stesso tempo, che rende la storia “universale”, anche perché rappresentabile nei sobborghi di una qualunque metropoli europea. Bravissimi anche gli attori, su tutti il giovane protagonista David Kross, visto recentemente accanto a Kate Winslet nel film The Reader di Stephen Daldry. Non un capolavoro, ma un’opera che lascia il segno per l’inquietante realtà che riesce ad esprimere in maniera assolutamente onesta.

La mia visione, come ho detto prima, risale a poco più di un mese fa, quando fu presentato in originale con sottotitoli nella notte di La7, all’interno de La 25ª ora. In questi giorni ho scoperto che ne esiste una recente edizione in DVD, sempre sottotilata ma con banalotto titolo italiano Giovane e violento, la cui reperibilità non è comunque semplice. Per una nuova presenza sui palinsesti credo che dovremo aspettare a lungo, a parte qualche fugace apparizione sui canali satellitari.

Per questa settimana è tutto, al prossimo P/S.

Sabato 26 giugno

Oggi niente televisione… sul serio.

Io vi propongo di aderire allo sciopero dei telespettatori: spegnete la televisione e uscite con il telecomando in tasca.

Per tutti quelli che si chiedono, Uscire di casa per andare dove!?, esistono in varie città d’Italia, musei, spazi culturali, cinema, associazioni, teatri che offrono agevolazioni e aprono le loro porte a chi oggi si presenta con il telecomando in mano.

Lo sciopero dei telespettatori nasce dieci anni fa per ridare valore culturale e aggregante, al tempo sottratto dalla televisione, alla vita reale.
Spegnere la TV è l’unico modo che abbiamo per protestare contro l’impoverimento televisivo.
Lo scopo dello sciopero è quello di far cadere gli ascolti per rivendicare una televisione di qualità, con programmi d’approfondimento vero, imparziali e privi di volgarità; per avere una televisione che sia al servizio dello spettacolo e dello spettatore e che faccia riflettere, pensare. Una televisione che insegni ad essere uno spettatore critico e attento.

Questo messaggio semplice e diretto, è rivolto non solo ai telespettatori ma anche a chi lavora in televisione, cioè autori e direttori delle reti. Proponiamo di spegnere il televisore per uscire all’aperto con la propria famiglia o i propri amici, sfruttando i parchi, le piste ciclabili e gli spazi culturali.
Contro l’isolamento provocato dall’uso della TV e il suo consumo smisurato, contro la diffusa mentalità che accetta il suo potere senza alcuna replica, contro nessun programma e nessun personaggio in particolare, al di fuori di ogni schieramento, per riaffermare l’autonomia critica del singolo, vi proponiamo: oggi non accendete la TV!

A lunedì.