La nostra vita, una favola dall’inferno
L’Italia torna a vincere premi in campo internazionale: Elio Germano ha trionfato (ex aequo con Javier Bardem) al Festival di Cannes come miglior attore, e lasciateci dire che ha meritato la vittoria.
“La nostra vita” è una magnifica prova di neorealismo italiano, un film che (pur con qualche limite nella struttura narrativa, dettato da un eccesso di zelo del regista Daniele Luchetti nel voler sottolineare la tematica multirazziale) mostra quanto sia emozionante ed efficace il racconto della realtà di tutti i giorni.
La politica di Cinecircus mi vieta di rivelare parti della trama (i films vanno visti in sala, noi raccontiamo solo quelli ‘vecchi’), ma posso provare ugualmente a descrivervi le mie sensazioni.
Ci sono vicende di vita che ci fanno pensare di essere finiti al centro esatto di una tempesta: ognuno reagisce come può, spesso si cerca di dissociarsi dal dolore e questo non fa che portarci sempre più lontani dagli altri, concentrati sull’obiettivo di aggiustare un giocattolo irrimediabilmente rotto.
E’ ciò che accade al protagonista del film, che a sue spese dovrà confrontarsi con una realtà nella quale i ruoli sono pareggiati, e via via si comprende che la tempesta è lì nel cielo tutti i giorni, non fa distinzione di razza e di stato sociale, e che non si hanno alternative valide per farla smettere, nè ali abbastanza grandi da volare sopra le nuvole, ma ci si può abbracciare e stringere, tenendosi per una mano, mentre con l’altra ci si ripara dalla pioggia.
La famiglia, l’amore, il denaro, la critica sociale sono temi che si fondono insieme in una pellicola che riesce ad essere insieme italiana ed universale. Bravissimo Luchetti, bellissima fotografia e prova magistrale di un attore che fa parte ormai della nuova generazione dei grandi interpreti italiani.
Consigliatissimo.















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