La città verrà distrutta all’alba

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La città verrà distrutta all’alba
Regia: Breck Eisner
Sceneggiatore: Scott Kosar, Ray Wright
Cast: Timothy Olyphant, Radha Mitchell, Joe Anderson, Danielle Panabaker
Fotografia: Maxime Alexandre
Paese: USA, Emirati Arabi Uniti, 2010
Genere: horror
Durata: 101 minuti minuti
ProContro
regia e sceneggiatura eccellenti
Un po' cruento, ma è pur semre un horror
Verdetto
geniale
Voto

90/100

su 100


Difficile inquadrare questo film nel solo genere horror. “La città verrà distrutta all’alba” è molto altro. E’ azione, è sentimento, è dolore.. emozione!

E’ un film poliedrico, curato in ogni suo aspetto in modo da rendere naturale anche ciò che obiettivamente non lo è.

Grandissimo lavoro di fotografia, musiche, scenografia e sceneggiatura.

LA TRAMA

Ci troviamo a Ogden Marsh, una cordiale cittadina degli Stati Uniti.

Durante un incontro di baseball Rory Hamill, un abitante del posto, invade il campo da gioco armato di un fucile e viene ucciso per legittima difesa dal giovane sceriffo David Dutton. Inizialmente l’incauto gesto di Hamill è attribuito ad uno stato di ebbrezza, ma presto quest’ipotesi sarà smentita non solo dalle analisi, ma anche dallo strano comportamento di diversi cittadini, che si troveranno ad essere spietati ed inconsapevoli carnefici. Durante le indagini David, insieme al suo vice Russe,  scopre che un aereo militare è precipitato nel fiume vicino alla città, contaminando, con il suo carico, tutta l’acqua potabile del posto e, di conseguenza, le menti dei cittadini. Improvvisamente la città è messa sotto assedio da un battaglione dell’esercito (a conoscenza dell’allarme battereologico), incaricato di deportare la popolazione e di isolare i contagiati.

Tra questi ultimi c’è Judy, la moglie dello sceriffo che è incinta e che proprio per questo motivo risulta erroneamente malata.

David e Russel riescono a fuggire e a mettere in salvo Judy e la sua assistente Becca.

I quattro dovranno vedersela non solo con l’esercito, e con i contagiati sopravvissuti, ma soprattutto con la minaccia di aver contratto l’orribile virus. Una corsa contro la morte e contro il tempo, da portare a termine prima che la città venga completamente distrutta.

Il film è il rifacimento dell’omonimo lavoro di George A. Romero, datato 1973. L’originale, a differenza del remake, seguiva una doppia linea narrativa raccontando non solo le vicende della popolazione, ma anche quelle burocratiche per nascondere l’accidentale diffusione dell’arma batteriologica.

Sul piano cinematografico particolare fascino assumono i cambi di scena e le presentazioni dei luoghi che avvengono talvolta in modo fumettistico, talvolta con il ricorso ad immagini satellitari, di grande impatto sullo spettatore.

La sceneggiatura è intelligente, in alcuni casi geniale. Le componenti horror sono studiate e realizzate con attenzione ed efficacia, e assicurano suspense e tensione anche grazie ad un gioco d’illusioni e suggestioni incondizionate di cui gli stessi protagonisti si fanno complici, creando a loro volta situazioni “horror”.

Le morti non sono scontate, come accade di solito, e tutto, seppur tangibilmente assurdo, è caratterizzato da un’astuta struttura realistica, che non viene a mancare nemmeno nei dettagli apparentemente insignificanti, ma che non in tutti i film si degnano di curare (per fare un esempio banale, la barba del protagonista, dopo due giorni di peripezie, ci appare verosimilmente incolta)

L’epilogo non è esageratamente prevedibile e, soprattutto, non è banale come sarebbe stato facile rappresentare (già mi aspettavo la coppietta di nuovo al sicuro a cullare il loro bimbo), ma è coerente con tutta la linea seguita dal film. Un film gradevole, ricco di pathos e di coinvolgimento, non monotono e lento, ma dinamico e originalmente imprevedibile.


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