Cella 211
Strapremiato in patria (16 nomination al Goya, 8 premi vinti tra cui miglior film, miglior regia e miglior attore), questo “Cella 211″ è un film che fa parte di quel “nuovo corso spagnolo” della cinematografia: un giovane branco di registi provenienti dal teatro, buone sceneggiature e films che conservano densità anche se girati con pochi mezzi.
Il più battuto tra i generi della neo wave iberica era l’horror (“REC” e “The Orphanage” due pellicole di genere davvero ben fatte), ora si passa al drammatico/azione.
La trama, in sintesi, è questa: un nuovo addetto ad un carcere di massima sicurezza si trova in una cella vuota, stordito da un calcinaccio, proprio mentre scoppia una rivolta dei detenuti. I secondini scappano e, per mancanza di tempo, non riescono a portarlo via poichè privo di sensi: al risveglio, Juan (questo il nome del personaggio) dovrà fronteggiare un carcere in rivolta.
Ovviamente preferisco peccare di avarizia, il film dovete vederlo voi: a parte qualche scena inutilmente cruda e dei passaggi troppo superficiali, rifletterete sulla condizione delle carceri, i compromessi politici e se proprio vi ci mettete di impegno, anche sulla vita in generale.
Non vi aspettate grandi colpi di scena, ma la pellicola fa la sua porca figura.















0 Comments
You can be the first one to leave a comment.