Meryl Streep: la lady di ferro del cinema

È l’interprete femminile più premiata di sempre. Tre premi Oscar, sette Golden Globe, senza contare i numerosi altri riconoscimenti e l’altissimo numero di candidature, quarantaquattro solo per quanto riguarda i due premi citati. Non serve curiosare tra questi record, che la fanno spiccare anche su molti importanti colleghi uomini, per attestare l’immensa straordinarietà di Meryl Streep, affascinante, ironica ed elegante signora del cinema.

Dotata di una bellezza non canonica e di una capacità disarmante di passare da un registro all’altro nell’ambito della stessa pellicola, Meryl Streep riempie lo schermo, non con l’esuberanza e l’eccentricità della maggior parte delle attrici, ma con naturalità e compostezza, con carattere e con incisività.

Sin da piccola, Mary Louise, un’adolescente del New Jersey come tante altre, dimostra una notevole vocazione verso il mondo dell’arte. A 12 anni prende lezioni di canto per diventare soprano e, molto presto, comincia anche il suo approccio al mondo della recitazione, fino a laurearsi in arte drammatica a Yale e a diventare attrice teatrale.

Il cinema non fa fatica a notare in lei l’energia, la tecnica e il talento che Meryl Streep sprigionava sin da ragazza e che, ancora oggi, dopo aver raggiunto la piena maturità artistica, sono caratteristiche che contraddistinguono il suo modo di essere e di lavorare.

Dino De Laurentiis nel 1975 vuole lei per il film “King Kong”, ma l’attrice rifiuta rimandando il suo debutto cinematografico al 1977. Il film è “Giulia”, di Fred Zinnemann, dove la Streep ha un piccolo, ma non per questo irrilevante ruolo.

Quello tra il 1977 e il 1979 è un triennio interessante. Oltre che in “Giulia”, Meryl ha l’occasione di lavorare in altre due pellicole importanti, con due registi di grande fama. Con Michael Cimino l’attrice prende parte a “Il Cacciatore”, film del 1978 con Robert De Niro e Christopher Walken. Il film diventerà un successo planetario e varrà a Meryl Streep la nomination all’Oscar come attrice non protagonista per il ruolo di Linda, ruolo in cui si fa notare anche grazie alla sua capacità di improvvisazione. L’anno dopo è Woody Allen a dirigerla in “Manhattan”.

STREEP KRAMER

È un approdo al cinema non da tutti quello della giovane Meryl Streep, che al suo terzo film ha già avuto modo di collaborare con personalità eccelse del cinema mondiale. Lo stesso si può dire della quarta pellicola a cui prende parte. Non una pellicola qualsiasi, ma “Kramer contro Kramer”, film che nel 1979 tratta un argomento non semplice come la guerra giudiziaria di una coppia in crisi riguardo all’affidamento del proprio figlio. Il regista Robert Benton sceglie Dustin Hoffman e Meryl Streep per interpretare Ted e Joanna Kramer e per indagare i ruoli genitoriali durante un momento delicato per un bambino, la separazione dei propri genitori. Ognuno crede di agire per il bene del figlio, ma si finisce con il coinvolgerlo in una vera e propria guerra dalle forti conseguenze emotive. Il tema del divorzio è molto sentito in quegli anni, anche in Italia, dove a qualche anno di distanza dal referendum del 1974 le controversie a riguardo non sono ancora cessate. Non è l’unico motivo per cui il film fa parlare di sé. La pellicola ha un grande successo ed ottiene diversi riconoscimenti, come il premio Oscar come attrice non protagonista a Meryl Streep, alla sua prima statuetta.

Ancora un ruolo tormentato è quello che Meryl Streep affronta ne “La donna del tenente francese”, film ambientato nell’epoca vittoriana, di cui la protagonista sfida le convenzioni scontando una dura emarginazione sociale, che tuttavia non le dispiace, ma che la portano a ripercussioni psicologiche.

Ancora tanta sofferenza negli occhi di Sophie Zawistowska, la donna polacca che la Streep interpreta ne “La scelta di Sophie”, film del 1982 diretto da Alan J. Pakula. Sophie è una donna segnata nel profondo dalla tragedia dell’olocausto. In una lunga e dolorosa confessione, ad uno dei due uomini a cui è legata, Sophie racconta la sua esperienza nel campo di concentramento di Auschwitz, il suo senso di colpa per il collaborazionismo che suo padre e lei stessa hanno dato ai nazisti e la costrizione inaffrontabile che l’ha portata a scegliere quale dei suoi due figli condurre alla morte e quale salvare. È una donna distrutta dall’orrore della propria vita, a cui lei stessa negherà un epilogo positivo. Un ruolo drammaticamente magnifico che vale a Meryl il premio Oscar come attrice protagonista.

STREEP SOPHIE

Negli anni ottanta i ruoli da personaggio principale non mancano. Tutti vogliono avvalersi della presenza scenica e della bravura di un’attrice che in così poco tempo è riuscita a guadagnarsi l’apprezzamento e la stima degli addetti ai lavori, della critica e, soprattutto del pubblico.

Tra il 1983 e il 1989 Meryl Streep partecipa a lavori come “Silkwood”, “Plenty”, “Innamorarsi”, “Ironweed”, senza disdegnare anche ruoli da comprimaria. Particolarmente degno di nota è il successo de “La mia Africa” di Sidney Polalck del 1985. In un ruolo semi-biografico, ispirato alla scrittrice Karen Blixen, personaggio interpretato dalla Streep, l’attrice interpreta una donna che, dopo il divorzio, affronta un difficile periodo in Africa. Sono gli anni della Prima Guerra Mondiale. A stretto contatto con la natura la protagonista si rende conto della difficile situazione della gente del posto. Tornata a casa, però, scopre di essere affetta da sifilide, contratta dal nuovo marito. Dopo la guarigione Karen non può più avere figli e decide di dedicarsi al sostegno dei bambini africani del Kenya, combattendo con tutta sé stessa.

Dopo aver dato voce a donne dalla vita difficile, abbandonate, tradite o tossicodipendenti. Nel 1992 l’attrice appare più brillante che mai ne “La morte ti fa bella”, al fianco di Goldie Hawn, Bruce Willis ed Isabella Rossellini, diretti da Robert Zemeckis. Streep ed Hawn, due icone degli anni ’80, entrambe insignite dell’Oscar, prendono in giro l’ossessione delle donne per l’eterna giovinezza, estremizzando il tutto fino all’esilarante finale cult dove le due, a corto dell’elisir che le rende eternamente giovani e ormai ridotte a fantocci di plastica, capitombolano per le scale di una chiesa frantumandosi in mille pezzi.

STREEP MORTE

Se è vero che per un attore far ridere è ancora più difficile che far piangere, la prova per Meryl Streep è superata a pieni voti anche nella commedia.

Dopo Zemeckis arriva la collaborazione con un altro grande regista, Bille August, per il quale interpreta “La casa degli spiriti”, tratto da un romanzo della scrittrice cilena Isabelle Allende. Altro cult cinematografico, stavolta firmato (ed interpretato) da Clint Eastwood, è “I ponti di Madison County”. Meryl Streep è Francesca, la donna che tramite una serie di diari, racconta ai propri figli il suo rapporto con il padre e il suo tradimento nei suoi confronti.

I ruoli importanti si susseguono anche negli anni ‘90, confermando lo stesso successo ottenuto nel decennio precedente. La Streep ha doti incredibili, che si prestano a ruoli molti diversi tra loro, ma che l’attrice porta a termine non solo con la stessa efficacia e con la stessa serietà, ma anche con lo stesso entusiasmo e la stessa passione per il proprio lavoro. Dopo aver interpretato Lee Lacker ne “La stanza di Marvin”, donna con un rapporto complicato con sua sorella e che si trova a dover gestire una situazione difficile anche con i suoi figli, uno dei quali viene rinchiuso in un manicomio, Meryl Streep è ancora una madre battagliera in “Un passo verso il domani”, dove sfida la medicina convenzionale per curare suo figlio dall’epilessia.

Le donne a cui Meryl Streep dà il volto sono donne spesso disagiate, in cerca di riscatto e con pochi mezzi per ottenerlo. Donne forti che devono far leva su sé stesse. Storie dai temi trasversali ambientante in epoche trasversali. Personaggi in cui Meryl Streep riesce a calarsi, tirando fuori dalla propria anima ciò che tormenta l’anima delle donne a cui presta il volto.

Nel nuovo millennio, con la maturità artistica, ed anche anagrafica, l’attrice si dedica a ruoli più marcati. Donne più grandi che affiancano intensamente nuove protagoniste del cinema. Nel 2002 la Streep è al fianco di Nicole Kidman in “The Hours”, che approfondisce la figura della scrittrice Virginia Wolf. Il ritorno alla commedia è segnato in particolare da “Prime”, dove la Streep è l’analista che ha in cura Rafi, interpretata da Uma Thurman. Tra le due nasce un buon legame, che si compromette quando la dottoressa scopre che l’uomo di cui la donna ha parlato senza censure in terapia è in realtà suo figlio.

STREEP PRADA

Il 2006 è l’anno di un altro cult cinematografico: “Il diavolo veste Prada”, che consacra nell’Olimpo del cinema la giovane Anne Hathaway. La star della pellicola, però, non può non essere la strepitosa Miranda Priestly. Cinica, tagliente, sarcastica direttrice della rivista di moda più cool del momento. Per calarsi in questo personaggio, ispirato alla figura della direttrice di Vogue Anna Wintour, la Streep si mette in gioco anima e corpo, non solo iconograficamente, con un radicale cambiamento di look, ma anche dal punto di vista recitativo, tirando fuori una verve ed uno spirito ironico non molto spesso sfoggiato al cinema.

È l’inizio di un nuovo momento d’oro per Meryl Streep, che non ha nulla da invidiare alle nuove leve. La Streep è un animale da cinema e la sua personalità è troppo maestosa per essere relegata e costretta. Se le attrici invecchiano prima degli attori e si fa fatica a trovare loro una giusta collocazione nella trama dei film di successo, Meryl Streep è la donna che nega tutto questo. L’attrice si riscopre fresca, colorata ed energica.

STREEP MAMMA

Un’esplosione di talento, di colore ed allegria che culmina con una nuova sfida. È il 2008 e Meryl Streep, a sorpresa (ma non di chi la conosce bene), lascia tutti a bocca aperta con il musical “Mamma Mia!”, che omaggia i successi del quartetto svedese degli Abba, di cui è la regina indiscussa. Donna è una donna libera ed indipendente che da sola ha cresciuto una figlia e ha portato avanti un’attività, non senza difficoltà, ma con orgoglio ed autonomia. In occasione del matrimonio di sua figlia Sophie, la ragazza invita i tre suoi possibili padri, senza sapere chi di loro è realmente il suo. Donna si trova così a fare i conti con il suo passato e con il suo presente, con gli errori (o forse no) della sua vita. Ma il film non è solo questo. La Streep canta e balla con l’energia di una ragazzina sulle note di una delle band più famose d’Europa e del mondo. Alcune performance sono delle vere e proprie chicche per gli amanti del cinema e della musica. La Streep dimostra una grande autoironia, canta tirando fuori una voce straordinaria, duetta con Pierce Brosnan, con Colin Firth e con Amanda Seyfried oscillando tra la giocosità e la malinconia. Il film è subito un successo ed ha ispirato musical ancora oggi campioni di incassi.

Il cinema riscopre una grande artista completa che in realtà non ha mai perso. Sempre nel 2008 la Streep è la severa Sorella Aloysius, insegnante dai metodi rigidi, nel film del premio Pulitzer John Patrick Shanley “Il Dubbio”. Ruolo completamente opposto in “Il matrimonio che vorrei” commedia spassosissima in cui lei e Tommy Lee Jones si affidano al terapista interpretato da Steve Carell per “riaccendere” la propria vita di coppia.

È anche il trasformismo la parola d’ordine di questo periodo cinematografico dell’attrice, che sperimenta costumi, trucchi e cambiamenti d’immagine. È così in “Julie & Julia” del 2009  e, soprattutto in “The Iron Lady”, film del 2011 di Phyllida Lloyd. Con uno splendido lavoro sull’immagine, sulla storia e sulla recitazione, Meryl Streep porta sul grande schermo la complessa figura di Margareth Thatcher, leader politico di polso, durante varie fasi della sua vita. Un’interpretazione magistrale per Meryl Streep che, ancora una volta, viene meritatamente premiata con il riconoscimento più importante per un’attrice, quello che sarà il suo terzo premio Oscar.

STREEP IRON

È senza dubbio Meryl Streep la lady di ferro del cinema. Una donna che da oltre trent’anni ha vissuto la sua carriera sulla cresta dell’onda. Impossibile scalfire una personalità così solida, una garanzia che non conosce età e che le nuove generazioni non sono state in grado di mettere in ombra nel tempo.

Meryl Streep è un simbolo di umiltà e di preparazione, ancor prima che essere un simbolo del bel cinema e della buona recitazione. Una donna che ha dimostrato che il tempo, la cultura e la professionalità contano ancora molto in un mondo spietato come quello del cinema di livello, dove basta un niente per arrivare, così come per scomparire.

C’è bisogno di attrici come Meryl Streep, che con la sua testa ed il suo cuore sa come conferire ricchezza ai suo personaggi e alle suo storie. A noi.

 

Alberto Pinto,Blogger dall’indole geniale e creativa. Attento, divertente, pungente, appassionato di musica, cinema e tutto ciò che è comunicazione. Penna originale e ironica, mai banale. Sempre pronto a buttar l’occhio al di là delle apparenze, dove gli altri non sempre guardano.

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