È stato il figlio: l’esordio convincente di Daniele Ciprì

Opera prima di Daniele Ciprì (in genere in coppia con Franco Maresco), il film È stato il figlio ha ottenuto ben 10 minuti di applausi a Venezia. La storia, anche se sembra una favola distorta, è in realtà tratta da avvenimenti realmente accaduti a Palermo, al quartiere ZEN.

Nicola Ciraulo è il capofamiglia, magistralmente interpretato da un irriconoscibile Toni Servillo, che sbarca il lunario facendo l’operaio e mantenendo una famiglia numerosa. Tutto sommato si tratta di un quadretto felice, allegro seppur nella miseria, ma la mafia si porterà via tutto. Un giorno la figlia di Nicola, Serenella, la luce dei suoi occhi, viene colpita da una pallottola vagante destinata a suo cugino Masino, lui sì “picciotto”. La famiglia, pur se distrutta, farà richiesta alla Prefettura di un rimborso per i morti di mafia, che dopo varie vicissitudini arriva. Ed è l’inizio della fine per la famiglia Ciraulo: il padre Nicola vuole a tutti i costi comprare una Mercedes, che per lui è il simbolo della Ricchezza, del Rispetto. Poco importa se poi questa automobile è parcheggiata sotto casa sua, uno squallido bilocale in cui vivono cinque persone. L’importante è apparire, e cosa c’è di meglio di una Mercedes per ottenere il rispetto della comunità?

Nicola è ossessionato dalla macchina, tanto che quando il figlio maggiore Tancredi la prenderà in prestito e la riporterà sfregiata, Nicola perderà la testa. Nonostante si tratti di un piccolo danno, Nicola si sente ferito nell’orgoglio, come se gli avessero portato via tutto quello che aveva, quell’unico simbolo di potere che gli era rimasto dopo la morte della figlia. E il finale drammatico è inevitabile, anche se, pur nella miseria, i familiari sapranno far fronte alla situazione, a danno però dell’ingenuo Tancredi.

Il film, breve quasi come un racconto (dura poco più di 1 ora e 25 minuti), è stato a torto snobbato dal circuito dei cinema “di massa”, sempre attenti a far cassa ma mai a far affezionare ed innamorare un giovane pubblico di cinefili. Il degrado è raccontato in versione tragicomica (infatti si ride, piuttosto che piangere), che come un pugno nello stomaco diverte ed abbatte lo spettatore. Alla fine è la storia, sempre attuale, della ricchezza che può far perdere la testa, e che può portare a conseguenze drammatiche.

Una curiosità: nonostante sia ambientato a Palermo, il film è stato girato nella città di Brindisi, poiché non è stata ottenuta in tempo la concessione per le riprese nella città siciliana da parte del comune.

Laureata in Filologia Classica, classe 1989, ama scrivere delle sue passioni e di ciò che la circonda. Le piace vivere in mezzo alla natura.

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