Contagion
“Contagion” è un film che sa come farsi attendere: un regista come Steven Soderbergh che conosce bene il suo mestiere e il modo di potenziarne le sfumature; una trama che colpisce e che coinvolge lo spettatore e che procede con un buon ritmo; un cast di attori che unisce alcune tra le personalità più brillanti e prestigiose del momento che, nonostante le numerose storylines, riescono a costruire bene i loro personaggi facendoci affezionare ad essi.
LA TRAMA
Il film segue l’espandersi di una pericolosa epidemia che si trasmette esponenzialmente per via aerea. Il paziente zero sembra essere Beth Emhoff (Gwineth Paltrow), una giovane donna appena rientrata da Hong Kong, che muore improvvisamente presentando strani sintomi e gettando nello sconforto il suo compagno Mitch (Matt Damon). All’inizio i medici pensano ad una forma di meningite, ma quando anche il bimbo di Beth muore con gli stessi sintomi e dal resto del mondo arrivano notizie di casi simili, si inizia a capire che la situazione è molto più critica del previsto e che il mondo sta per affrontare una nuova e spaventosa epidemia.
A questo punto seguiamo a rotazione le vicende degli altri protagonisti. Mitch viene messo in quarantena e successivamente cercherà di tenere in salvo sua figlia, avuta da una precedente compagna. Nel frattempo il dottor Cheever (Laurence Fishburne) è incaricato di indagare sulle origini del virus, sulle modalità di trasmisisone e sulla scoperta di eventuali vaccini.
Alcuni medici vengono inviati sui luoghi dei focolai: La dottoressa Mears (Kate Winslet) scoprirà la facilità di trasmissione del virus e comunicherà a Mitch Emhoff della relazione extraconiugale di sua moglie, probabile causa del contagio. Prima di poter portare a termine il suo compito, però, finirà anche lei vittima del virus killer.
La dottoressa Orantes (Marion Cotillard) verrà mandata in Cina, dove proverà a ricostruire le mosse di Beth ed individuare il percorso del virus. La Orantes verrà poi rapita per ottenere in anticipo delle cure per un villaggio decimato.
Il panico è incontrollato, ed una delle cause è Alan (Jude Law), un giornalista free lance che, per arricchirsi, diffonde la notizia di un falso siero e attacca il favoritismo del dottor Cheever verso i medici e i loro familiari.
Milioni di persone sono morte e seppellite in fosse comuni, la gente ha paura del contatto umano, la chiusura delle frontiere e la scarsità di cibo aumentano i disordini. La situazione non miglora nemmeno quando la giovane dottoressa Ally Eextall (Jennifer Ehle), grazie alle lezioni di vita di suo padre, troverà un vaccino usando sé stessa come cavia.
E’ un film molto ben fatto, che lascia col fiato sospeso e con l’amaro in bocca per l’impotenza e l’inadeguatezza dell’essere umano e per la sua capacità di incattivirsi nelle situazioni di panico. Un film in cui il dolore, forte e tragico, si legge nel volto dei protagonisti, i cui interpreti hanno dato prova di grande professionalità, nonostante ruoli brevi e corali.
Grande cura dei dettagli da parte degli sceneggiatori e grande attenzione alla sequenzialità verosimile degli eventi e delle eventualità.
Affascinante il finale che svela l’origine beffarda del contagio e la frase di macabra ironia del dotto Cheever, che ricorda come nell’antichità una stretta di mano fosse un modo per dire ad uno sconosciuto di non avere armi, e di come sia proprio una stretta di mano, in casi come questi, a diventare letale.







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