Matrimonio in famiglia

9agostomatrimonio

Matrimonio in famiglia. Una commediola senza infamia e senza lode. Carina, spiritosa e con la giusta dose di sentimentalismo, ma tutto sommato non il migliore film del suo genere.

Il tema dominante è lo scontro di costumi delle famiglie dei due promessi sposi, e l’ostilità fra consuoceri, topic che va per la maggiore e in cui si sono cimentati moltissimi attori, soprattutto nella tradizione italiana, come non citare Totò e Aldo Fabrizi in “Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi”, oppure i più recenti Boldi e Mattioli nella fiction, o ancora l’esempio americano di Robert De Niro e Dustin Hoffman in “Mi presenti i tuoi?”. In ogni caso “Matrimonio in famiglia” sembra non poter reggere il confronto, pagando il prezzo di una comicità molto meno redditizia.

LA TRAMA

Lucia, una ragazza ispanica, e Marcus, afro-americano, vogliono sposarsi e decidono di comunicarlo alle rispettive famiglie solo pochi giorni prima, come stranamente accade nel 99,9% dei film. I padri dei due ragazzi si sono già conosciuti in circostanze litigiose, e da subito i rapporti non sono facili. Troppe differenze! Brad, il padre di Marcus, è un famoso speaker radiofonico avvezzo alle scappatelle e ai locali alla moda; Miguel, padre di Lucia, è sposato da 25 anni ed è molto accorto alle antiche tradizioni messicane. Le ostilità delle famiglie e le smanie di voler organizzare il matrimonio dei figli come se fosse il loro, porterà Lucia e Marcus ad un periodo di crisi, proprio nel momento in cui le famiglie iniziano ad avvicinarsi. Come la più scontata delle commedie finirà a tarallucci e vino, ops…a confetti e champagne, con una grande festa, musiche, danze e sombreri colorati fin quando il complessino messicano attacca con  la sigla di “Matricole e meteore”, di repertorio “notoriamente” messicano.

C’è da dare atto che in questo tipo di film spesso la rivalità fra consuoceri oscura la storia dei due giovani fidanzati, che in “Matrimonio in famiglia” ha il giusto spazio. In realtà però essa non riesce a catturare il dovuto interesse, in quanto fagocitata dalle storie satellite dei genitori, a mio avviso molto più interessanti. Soprattutto uno dei sub-finali, in cui in una scena davvero appassionante, il padre di Marcus riesce a risolvere le sue vicende amorose.

Lasciano riflettere alcune scelte, come l’eccessiva importanza data al matrimonio, sicuramente momento importante, ma si ha quasi l’impressione che senza il sigillo nuziale non si vada da nessuna parte. Inoltre risulta ripetitivo il tema delle famiglie dalle diverse tradizioni, a cui nessuno vuole rinunciare (vedi “Il mio grosso grasso matrimonio greco” oppure la sfilza di matrimoni indiani a cui il cinema ci ha abituato). C’è anche il noto tema dei padri che mal vedono i fidanzati delle figlie e la partita di football/volley/baseball/scopone scientifico in cui lo sposo conquista la fiducia della famiglia della sposa e in cui si approfitta per consolidare la propria autorità. Per farla breve, niente di nuovo, a parte il capretto messicano che fa fuori un intero barattolo di viagra (quella proprio ci mancava).

A controbilanciare la scarsa originalità vi è però una profondità di pensiero, espressa in modo adeguato. Belle e realistiche le battute sui propri sogni e quelli che i genitori vorrebbero, sulla propria felicità e non su quella che gli altri credono sia giusta per noi.

In generale è da premiare il contenuto rispetto alla forma, una roba un po’ anomala, ma proprio per questo ancora più apprezzabile. Soprattutto è mancata quella leggerezza, quella comicità un po’ più demenziale ad accompagnare un’idea discreta che poteva essere resa in modo migliore.

Buona prestazione di Foster Whitaker, di Regina King e di America Ferrera, che tuttavia non riesce a spiccare in questo tipo di film, quanto riesce a farlo nella serie tv. Ottima la fotografia e la scelta di alcuni stratagemmi cinematografici.

VN:F [1.9.14_1148]
User Score
0.0
(0 votes)
Click to vote
VN:F [1.9.14_1148]
Rating: 0 (from 0 votes)

No Comments

Leave a Reply