Kukushka – Disertare non è reato

Bonjour mes amis! Questa settimana ho tentennato un bel po’ prima di buttare giù qualche riga, a causa di un gran mal di denti che mi attanaglia da qualche giorno. Avrei scelto un film in cui ci sia qualcuno nella mia stessa situazione, ma l’unico che mi veniva in mente era Mortacci (non vostri…), in cui Gassman appare fin dalle prime scene con un fazzoletto che gli serra la mandibola per un terribile dolore ai molari. Visto però che la cartuccia era già stata sparata la settimana scorsa ho dovuto optare per qualcos’altro, di argomento del tutto diverso.

Kukushka – Disertare non è reato è un film del 2002, diretto da Aleksandr Rogozhkin, regista russo semisconosciuto dalle nostre parti. La storia è ambientata nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, quando l’esercito finlandese, per via dell’alleanza con i nazisti, combatte contro l’Unione Sovietica. Il titolo “Kukushka” (Cuculo) deriva proprio dall’appellativo che riservavano i soldati sovietici ai cecchini finlandesi. I protagonisti sono tre, due uomini e una donna. I primi, pur essendo nemici, vivono una storia parallela: Veikko, cecchino finlandese (Kukushka appunto), e Ivan, soldato dell’armata rossa, riescono a sfuggire alla pena di morte inflittagli dai rispettivi eserciti per diserzione e si rifugiano in una fattoria isolata tra le immense steppe. Qui conoscono Anni, una giovane lappone rimasta vedova da qualche anno, che li accoglie senza prestar cura alle loro divise avverse. Tra siparietti tragicomici e battibecchi esilaranti iniziano un periodo di convivenza segnato da un’incomprensione di fondo: parlano ognuno una lingua differente. Nonostante questo la storia fila liscia ed è godibilissima, basando proprio sui momenti di fraintendimento le scene migliori. L’incomunicabilità diventa dunque tema portante e si va a mescolare alla solitudine iniziale dei tre personaggi, uniti dalle circostanze nonostante le diversità culturali e l’ostilità del contesto storico. Due nemici si trovano a convivere in un luogo neutrale, e pur imbattendosi in incomprensioni linguistiche e continui scontri caratteriali finiranno per diventare amici, intrecciando il loro percorso frenetico e stanco a quello fresco e sereno della giovane lappone. Il messaggio è chiaro, apparentemente scontato e banale: è un film pacifista, che si basa fondamentalmente sul “fate l’amore, non la guerra”, ma lo fa in modo del tutto nuovo e con uno stile semplice ed apprezzabile. Il regista riesce a delineare con precisione i caratteri diversi dei protagonisti, accomunandoli con le stupende riprese paesaggistiche della solitaria e suggestiva pianura lappone. Il contesto storico non viene delineato con minuzia, serve soltanto da input iniziale alla storia. Le vicende vanno più facilmente inserite in un contesto atemporale, in una dimensione parallela e onirica. Molto bello anche il finale, di forte impatto lirico, ma che evito di raccontare per non farvi perdere il gusto della visione. Simpaticissimi i tre attori, soprattutto la bella Anni-Christina Juuso, che riesce a rappresentare con la freschezza del suo sorriso il personaggio che fa da perno a tutta la storia, una contadina sempliciotta ma generosa, che crede nell’amore e nelle formule magiche come superamento dei mali. Un film che vuole dunque opporsi con fermezza alla crudeltà e alla follia omicida degli uomini, grazie alla pura semplicità dei valori positivi, quali l’amore, l’amicizia, la generosità e il forte legame con la natura.

La confusione dei linguaggi viene ben trasmessa anche nella versione italiana: infatti ad essere doppiato è il solo soldato finlandese, mentre il sovietico e la lappone vengono sottotitolati. Nonostante questo si riesce a seguire benissimo le vicende e anzi la promiscuità di linguaggi rende a mio avviso ancor più piacevole la visione. Reperibilità? Limitata, ovviamente. Esiste una versione in DVD, ma a quanto ho visto non è acquistabile facilmente nei negozi e soprattutto non si trova nei maggiori Shop online, a parte qualche eccezione. Potreste trovarlo in siti minori, altrimenti dovrete pregare Ghezzi di rimandarlo in TV. Difficilmente credo che possa essere trasmesso in emittenti televisive che non siano Raitre o tutt’al più RaiMovie. Del resto quasi tutti i film est-europei, compresi i più recenti (questo è del 2002) hanno scarsa visibilità da queste parti.

Stringendo i denti (Ahiiiii…) vi saluto. Al prossimo P/S!


Hypnolook, per gli amici Jack, divoratore assiduo di ogni forma d’arte audiovisiva. Teatrante nel tempo libero, si nutre quotidianamente di cinema in tutte le salse. Folgorato dai maestri Kubrick, Hitchcock e Allen, cataloga con minuzia, cita e appena può commenta, le centinaia di visioni annuali su uno spazietto web battezzato “vertovianamente” Kinoglaz.

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