Genitori e figli: agitare bene prima dell’uso

La prima cosa che mi ha incuriosito e avvicinato a questo film è stato il cast, ben nutrito di nomi altisonanti. Attori tra i più quotati del cinema e dello spettacolo italiano, vera garanzia di competenza e professionalità. Quello che più mi ha lasciato sbalordito al riaccendersi delle luci è stato, invece, il modo in cui questi grandi interpreti abbiano fatto da preziosa cornice ad una tela in realtà abbastanza discutibile.

Discutibili sono anche i ruoli dei protagonisti, recitati in modo ineccepibile, ma che difficilmente suscitano un briciolo di simpatia o partecipazione.

Littizzetto e Orlando nei panni dei genitori che predicano bene e razzolano male, intenti a spolverare i loro numerosi scheletri nell’armadio. La Buy quasi non pervenuta; Elena Sofia Ricci, che in due scene complessive riesce a snocciolare un repertorio di parolacce che manco ad una gara di rutti tra scaricatori di porto ubriachi. Propizio fotocopia della fotocopia di se stesso in qualunque “cinepanettone desichiano”, Placido e Fachinetti (figlio di Ornella Muti) messi lì a rappresentare (nel modo peggiore possibile) il dialogo generazionale tra padre e figlio, in un maremoto di ostilità e pregiudizio da far accapponare la pelle.

Agitare bene prima dell’uso, suggerisce solennemente il sottotitolo, ma se c’è qualcosa che non manca in questo film è l’agitazione, a tratti isterismo, di alcuni personaggi.

LA TRAMA

Tramite il cigolante fuoricampo di Nina (Chiara Passarelli) ci tuffiamo nel suo tema scolastico su “Genitori e figli”, tema in cui la giovane fanciulla ci racconta la sua vita, che per comodità chiameremo: “circolo vizioso di stereotipi e luoghi comuni sui giovani contemporanei, estremizzato in improbabili e imbarazzanti assurdità”

Nina è figlia di separati (Littizzetto e Orlando). Sua mamma è caposala in un ospedale ed intrattiene una relazione clandestina con un collega (Max Tortora); Suo papà invece, pur non essendo Capitan Findus, abita su una barca e, a sua volta, intrattiene una relazione clandestina con una donna (Elena Sofia Ricci). La coppia ha anche un altro bimbo, Ettore, segni particolari: razzista.

Nina non ha ancora avuto la sua prima volta. A rimediare a questa “vergogna” ci sono le sue amiche, campionesse olimpiche di “applicazione del profilattico”, che prendono a cuore le disgrazie della poverina e l’addestrano davanti scuola a cimentarsi nella suddetta disciplina facendo pratica con una carota (o forse era un wurstel?). Dato che “la prima volta è un fatto tecnico e non di sentimento” in questa scuola c’è l’usanza che le ragazzine facciano la fila per essere sverginate da un cinese nella palestra dell’istituto. E io che al liceo per trovare una ragazza avevo bisogno dell’intercessione congiunta della Madonna di Fatima e di quella di Lourdes…questo non solo ha un’attività ben avviata, ma ha anche la fila davanti alla porta.

Altra scena da non perdere è l’apparizione messianica di Gianna Nannini che, con il suo cammeo, ci ricorda che basta un autografo a capire che in fondo genitori e figli si vogliono bene, anche se hai sputtanato pesantemente tuo padre su youtube. Tra incomprensioni, riappacificazioni e situazioni surreali, Nina riesce a trovare il ragazzo giusto con cui compiere il grande passo, anche grazie all’aiuto della nonna che, in punto di morte, riesce a riavvicinarsi a suo figlio, che fino al giorno prima parlava di lei come Lucifero in gonnella.

Attorno al plot si sviluppano marginalmente anche altre vicende genitore-figlio, in cui i ruoli si capovolgono a ricordarci che, tra contraddizioni e sbagli da entrambi i lati, nulla può rompere realmente il legame profondo che c’è tra i genitori e i propri figli.

Il film, oltre a mostrare una miriade di situazioni sconcertanti (stendiamo un velo pietoso sul fatto che la ragazzina, pur di uscir la sera, rifila al fratello xenofobo una dose equina di tranquillanti aspettando che crolli letteralmente a terra), guarda al mondo dei giovani con estrema superficialità. Ciò traspare sia dalle battute più insignificanti, sia da quelle più centrali. La cosa che lascia allibiti è che molte frasi sembrano apparentemente casuali ma, a rifletterci bene, sono usate proprio per il preciso scopo di sottolineare un modo di essere dei giovani superficiale ed immaturo.

Quando capiranno che i giovani d’oggi non sono tutti così? Quando smetteranno di dipingere i giovani come superficiali quando i primi ad essere superficiali sono proprio loro che si ostinano a rappresentarci così? Capisco che molti giovani sono davvero così, ma caspita, ce ne fosse uno nel film che non ricalca questi canoni. Ce ne fosse uno che rappresenta il vero lato dei giovani, quello della maggioranza, quello meno facile e scontato da rappresentare. Il lato più bello, più sensato e più profondo di un mondo da sempre sottovalutato, che ha non tanto, ma TANTISSIMO, da dire e da dare… e mi sorprende che una personalità attenta, qual è Veronesi, non l’abbia tenuto in considerazione.

Alberto Pinto,Blogger dall’indole geniale e creativa. Attento, divertente, pungente, appassionato di musica, cinema e tutto ciò che è comunicazione. Penna originale e ironica, mai banale. Sempre pronto a buttar l’occhio al di là delle apparenze, dove gli altri non sempre guardano.

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